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martedì 19 marzo 2013

La Zeppola di San Giuseppe

Come da tradizione, ogni anno, nel giorno di San Giuseppe, regna tra le tavole un dolce tipico che annuncia la primavera: la zeppola. E' uno dei dolci cardine della cucina pugliese e, inevitabilemente quando ci balza per la mente sentiamo già odore della stagione degli Amori.
E' una ciambellina, con dimensioni in base all'usanza locale, preparata con acqua, strutto, sale, farina e limone, fritte o al forno. Successivamente è farcita con crema pasticcera e guarnita con frutta candita o a piacimento. Una zeppola ha un apporto calorico di circa 150 Kcal e dieci zeppole ricoprono l'intero fabbisogno alimentare di una giornata.
Attenzione quindi se siete diabetici o in sovrappeso. Ma una zeppola per onorare la tradizione è d'obbligo!






lunedì 18 marzo 2013

Invaso Pappadai e scorci di masseria



Ci sono posti in grado di donare un senso di armonia con il mondo intero.
Quì nella nostra terra ce ne son tanti, spesso abbandonati, poco conosciuti e avvolti da un disarmante silenzio.
Oggi ve ne mostro uno: un posto dove l'uomo è intervenuto sulla natura con prepotenza per offrire un servizio in più, tramite finanziamenti pubblici, una diga artificiale. Quel luogo è l’invaso Pappadai, la più grande opera pubblica del mezzogiorno del dopoguerra, completamente abbandonata a sé stessa e mai utilizzata per lo scopo della sua progettazione.
La grande diga Pappadai, sorge sull’incrocio della strada provinciale Grottaglie- San Marzano- Fragagnano- Carosino, nel territorio di Monteparano. Il nome deriva dalla fam. Pappadà, che fu tra le famiglie feudatarie della zona.
Il bacino idrico è stato progettato per contenere 20 milioni di metri cubi d’acqua che sarebbero dovuti essere prelevati in Basilicata. Sono stati spesi circa 250 milioni di euro di denaro pubblico. Soldi di contribuenti sprecati per un’opera mai utilizzata.
Doveva servire ad irrigare 7.200 ettari di terra del Salento e del tarantino, che però di acqua non ne hanno visto. 
I lavori, di quello che doveva diventare un sistema per l’irrigazione di un vasto territorio del Salento e del Tarantino, iniziarono nel 1984. Quello che però mancò all’invaso Pappadai fu un elemento indispensabile: non si trovò mai l’acqua con cui riempirlo. Quando i lavori vennero affidati al consorzio di bonifica dell’Arneo di Nardò, non si era ancora deciso da dove sarebbe arrivata l’acqua.
Attraverso un impianto di tubature si sarebbero dovute irrigare circa 7.200 ettari di campagne nelle zone di San Pancrazio, Salice, Guagnano, San Donaci, Nardò e Veglie. 
L’ipotesi che si era fatta strada era quella di farla arrivare da un invaso sul monte Cotugno nella vicina Basilicata ma gli accordi che regolavano le concessioni d’acqua tra le due Regioni, sottoscritti nel 1999 e validi fino al 2015, non contemplavano questa possibilità. 
In mancanza di alternativa, l’invaso Pappadai non trovò mai una fonte d’acqua che potesse farlo funzionare correttamente. 
Oltre all’irreparabile spreco di denaro pubblico che la costruzione dell’invaso ha comportato, bisogna considerare quello ambientale: la diga è facilmente esposta all’inciviltà umana, non essendo abbastanza vigilato. Capita spesso di imbattersi in rifiuti di varia entità.
Di contro, la natura si è ripresa ciò che è stato suo ed ha donato al luogo una fauna ed una flora del tutto caratteristiche.
Attraversando la via che costeggia l’invaso, ad occhi inesperti, potrebbe apparire come un lago naturale. 
Frontalmente ho scovato una piccola masseria abbandonata, che rende il posto ancora più suggestivo. 












                                                                                                                                                  
                                                                                                                                                                        Ph. by Antonella Nitto

mercoledì 13 marzo 2013

Il Mirtillo e i suoi poteri miracolosi

Dopo qualche giorno di assenza, ritorniamo oggi cari lettori, con un post dedicato alle sorprendenti proprietà del Mirtillo, un frutto miracoloso e piacevole anche per le papille gustative.
Il Dipartimento di agricoltura americano, per quantificare il potere antiossidante degli alimenti, ha elaborato la scala ORAC (Oxigen Radical Absorbance Capacity), assegnando un punteggio ai cibi in base alla quantità di queste sostanze in essi conenuti.
Fra i cibi che occupano i primi posti nella scala ORAC troviamo i Mirtilli, secondi solo all'uva nera.
Il mirtillo (Vaccinium Myrtillus) ha tradizioni antichissime e viene utilizzato per curare diverse patologie. Cresce nelle zone montane, nei boschi e trova maggiore diffusione sui terreni ricchi di humus. La sua fioritura avviene in primavera, diramandosi in tre diverse specie: mirtillo nero, rosso e blu. Secondo alcune recenti ricerche effettuate negli Stati Uniti, queste piccole bacche, sarebbero dotate di un enorme quantitativo di sostanze antiossidanti, in grado quindi di prevenire patologie cardiovascolari, proteggere dai tumori e addirittura ritardare il naturale processo di invecchiamento. Ha dunque un duplice scopo: fonte di alimento e medicamento.
Il mirtillo nero è particolarmente ricco di acido folico (una vitamina necessaria per le varie numerose funzioni che svolge) e di tannini e glucosidi antocianici che, oltre a dare al frutto il suo caratteristico colore, riducono la permeabilità dei capillari e ne rafforzano la struttura. Le antocianine, presenti in grandi quantità, rafforzano il tessuto connettivo che sostiene i vasi sanguigni migliorandone elasticità e tono.
Il mirtillo rosso è ricco di ferro, vitamina C e fibre. Viene utilizzato per prevenire e curare le infezioni alle vie urinarie (in particolar modo la cistite provocata da Escherichia coli, riducendone la quantità nelle urine); la sua efficacia è apprezzabile anche per quanto riguarda le micosi e i virus. Quantità ridotte di mirtilli rossi possono ridurre il livello di calcio nell’urina, evitando situazioni di aggravamento, per chi soffre di calcoli renali. La sua utilità è dimostrata anche come coadiuvante in caso di diarrea, nelle stitichezze, e nei problemi legati al colon irritabile e alle emorroidi. Infine, i mirtilli rossi hanno anche la capacità di attenuare i piccoli inestetismi della pelle quale la couperose. Per quanto riguarda invece l' utilizzo dal punto di vista alimentare, i mirtilli rossi danno vita ad ottime marmellate, conserve e gelatine.
Il miglior modo di apprezzare le proprietà organolettiche del mirtillo è senz'altro utilizzando una tisana.
Gli impieghi di una tisana al mirtillo sono diversi:
- contro la dissenteria: nei bambini piccoli soprattutto neonati e lattanti. La tisana deve essere molto forte e non addolcita.
- contro le emorroidi: molto utile per lenire i dolori provocati dalle emorroidi: bere 1 tazza di tisana di foglie essiccate di mirtillo 3 volte al giorno, per un periodo di almeno 3 settimane.
- per disturbi della uro-vescicali: svolge un'azione antisettica sulle vie urinarie e le fortifica. In caso di cistite o debolezza cronica dei reni bere 1 tazza di tisana 3 volte al giorno.
Uno studio condotto dagli scienziati dell’Università Tufts, a Boston, indica nel frutto del mirtillo nero, un potente antidoto per migliorare la memoria ed ottenere un effetto positivo sull'equilibrio e sulla coordinazione motoria. Dopo aver sottoposto alcuni piccoli topi "anziani" ad una dieta arricchita di bacche blu, gli studiosi hanno osservato un notevole miglioramento delle loro attività motorie e comportamentali. Le molecole responsabili di questo straordinario “ringiovanimento" sono le "antocianine", sostanze naturali che conferiscono al frutto il caratteristico colore azzurro, presenti, con una diversa percentuale, anche nelle fragole e negli spinaci. 
Da un punto di vista calorico, i mirtilli sono assolutamente utili in piani alimentari atti a recuperare la il giusto peso, infatti 100 g di mirtilli corrispondono a poco più di 25 Kcal.
Ergo, prima di dormire, una bella tisana o un succo al mirtillo ci fa dimagrire e ci fa alzare più ringiovaniti.






venerdì 22 febbraio 2013

La FRISELLA: sapore di Puglia

I primissimi post di Nutrizione 2.0 li abbiamo incentrati sulla dieta mediterranea e i suoi alimenti costitutivi. In primis il pomodoro e l'olio extra vergine d'oliva che sono il re e la regina di questa alimentazione diffusa nel bacino del Mediterraneo e soprattutto in Puglia. Se dovessimo pensare come questi due alimenti si mixano dando un risultato ottimo per il palato e a basso contenuto calorico, a noi pugliesi verrebbe subito in mente una sola cosa: la FRISELLA.
La Frisedda (in vernacolo) è a tutti gli effetti un tarallo di grano duro od orzo cotto al forno, tagliato a metà in senso orizzontale e fatto biscottare nuovamente in forno. Il risultato è una faccia porosa e una compatta.
L'impasto, lavorato a mano per renderne omogenea la struttura, ottenuto dalla lievitazione della farina di orzo o grano con sale e lievito, viene tagliato nella pezzatura desiderata secondo la tradizione locale.
Da un punto di vista nutrizionale la frisella, con i suoi condimenti più tipici, e con un po' di formaggio diventa un vero e proprio piatto unico, ricco di carboidrati complessi, dei buoni lipidi dell'olio extra vergine d'oliva, delle proteine ad alto valore biologico del formaggio e delle proprietà funzionali pazzesche del pomodoro. 
Se si dà un'occhiata, invece, alle calorie, 4 friselle da 25 g l'una apporta al nostro organismo circa 360 Kcal ed a queste aggiungiamo circa 90 Kcal per un cucchiaio di olio extra vergine d'oliva. Il pomodoro non lo si considera nemmeno da un punto di vista calorico per l'irrisorio apporto che apporta a questo piatto prelibato.
Quindi, per assaporarla e gustarla, basta bagnarla con poca acqua, decorarla con dei  buoni pomodorini ciliegino a pezzetti, condirla con dell'olio extra vergine d'oliva e un pizzico di sale ed origano. Buon appetito!





mercoledì 20 febbraio 2013

Curiosità: valuta il tuo stato metabolico in due mosse



Il post di oggi lo indirizziamo a tutti coloro che vogliono valutare, comodamente a casa propria e senza l'aiuto di un esperto, il proprio benessere fisico, utilizzando due semplici strumenti: bilancia e metro.
Innanzitutto misurate con la bilancia il vostro peso in Kilogrammi, con un metro la vostra altezza ed eseguite una semplice operazione, per calcolare l'IMC (indice di massa corporea). Peso corporeo (kg) diviso l'altezza al quadrato (m^2). Il risultato ottenuto lo confrontate con la tabella sottostante:



In questo modo possiamo valutare il livello di rischio riferito alla salute.
Se il risultato ottenuto supera il valore di 25 siamo in presenza di una situazione di sovrappeso che ha bisogno sicuramente di un'attenzione maggiore verso il cibo che utilizziamo e verso uno stile di vita più sano, fatto, certamente, di un'alimentazione più salubre, ma anche di una moderata attività fisica.
Se il valore ottenuto è superiore a 30 siamo in presenza di uno stato di obesità, che è una vera e propria malattia, che puo' influire negativamente sullo stato psico-fisico dell'individuo e che necessita di un aiuto di un esperto.
Un altro semplice modo per valutare il rischio metabolico è prendere con un metro la misura della vita addominale.
Se il valore numerico supera i 102 cm per l'uomo e gli 88 cm per la donna siamo di fronte ad uno stato metabolico alterato determinato da un aumento della massa grassa viscerale, che predispone l'individuo a patologie metaboliche gravi come l'infarto, l'ictus, l'insulino resistenza e il diabete.
Tenere costantemente sottocontrollo questi valori e portarli il più possibile vicini a range di normalità può giovare positivamente sulla salute e sul benessere fisico.