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venerdì 5 giugno 2015

GRAVINA DI RIGGIO - GROTTAGLIE


Esplorando il nostro territorio, guidati da esperti, possiamo trovare piccoli-grandi tesori nascosti di cui, fino a poco prima, ignoravamo completamente l’esistenza.
Un posto meraviglioso che merita la giusta diffusione è la Gravina di Riggio a Grottaglie.
Un posto nascosto, per trovarlo bisogna avventurarsi in una vera e propria escursione. Guidata dall’Archeologo, il prof. Arcangelo Fornaro, mi sono inoltrata in una passeggiata degna dei miglior documentari. Poco fuori dalla città, in direzione Martina Franca, in un luogo ancora apparentemente incontaminato, inizia il percorso che attraverso sentieri tracciati conduce alla gravina.
Quello che si presenta dinnanzi gli sguardi stupiti è lo straordinario connubio tra natura, storia e arte. Passeggiando con attenzione, indossando calzature adeguate, e facendosi strada lungo i percorsi tra i cespugli, è possibile scorgere subito sulla destra un canyon abbastanza ripido. Se si è abbastanza fortunati e se la traversata viene effettuata subito dopo la stagione delle piogge, si potrà ammirare una cascata di 15 metri alla cui base genera un piccolo laghetto denominato il “caggione” che in passato è servito come deposito d’acqua per le genti che abitavano la gravina.
Sul fronte sinistro, subito dopo il salto iniziale si staglia maestoso, un complesso abitativo pluripiano denominato “Casa fortezza” costituito da un insieme di cavità naturali rimaneggiate dall’uomo, collegate tra loro da un sistema di botole e scale a più livelli ricavate nel banco roccioso calcarenitico. Le gravine, presenti sin dal neolitico, hanno dato rifugio ai primi abitanti preistorici della zona che hanno approfittato della conformazione naturale delle grotte per stabilizzarsi. Gli insediamenti abitativi sono stati presenti fino al medioevo, ne è testimonianza la presenza di scavi nella roccia per costruire spazi ad uso abitativo e il ritrovamento di oggetti portati verso il basso dal flusso d’acqua, riesumati dopo gli scavi e gli studi condotti dal Prof. Arcangelo Fornaro.
Gli affreschi più antichi ritrovati risalgono al decimo secolo (datati in quel periodo perché identici ad alcuni affreschi rinvenuti nella cattedrale di Bari), i meno antichi sono del tredicesimo secolo.
Alla fine del tredicesimo secolo i casali furono abbandonati e sotto la dominazione angioina la popolazione si trasferì nell’attuale Grottaglie.
Gli studi specifici della Gravina di Riggio, sono stati pubblicati dal Prof. Pietro Parenzan a cui la comunità grottagliese ha dedicato una targa posta in prossimità della cascata.
La vegetazione insieme alla cascata e alle pareti della gravina, donano al luogo un aspetto del tutto caratteristico, sembra davvero di essere distanti centinaia di kilometri dalla città, e lontani anni ed anni dai nostri giorni.






venerdì 17 aprile 2015

QUARTIERE DELLE CERAMICHE DI GROTTAGLIE

Un misto di forme e colori attirano lo sguardo appena si percorrono le viuzze costellate da botteghe nel quartiere delle ceramiche di Grottaglie.
Botteghe che hanno il sapore di storia, di arte e di Puglia: un marchio ormai inconfondibile e riconosciuto in tutto il mondo. Il Quartiere delle Ceramiche sorge lungo la Gravina di San Giorgio, ai piedi del medievale Castello Episcopio. La caratteristica che rende unico questo Quartiere, risiede nell’insieme delle numerose botteghe artigiane nelle quali, sin dal Medioevo, si lavora e si produce la ceramica.
Le numerose botteghe sono testimonianza della struttura rupestre del territorio, perché ognuna di loro era scavata nella roccia in alcune delle quali si conservano ancora antiche fornaci; in ciascuna bottega è possibile osservare le diverse fasi di lavorazione dell’oggetto ceramico e, contemporaneamente, acquistare il prodotto finito. 
La tradizione della lavorazione della ceramica parte da tempi lontanissimi: risalgono infatti al medioevo i primi manufatti ritrovati e, salvo qualche intermezzo storico, in cui la città di Grottaglie è stata evacuata, la produzione si è protratta fino ad oggi.
Un posto di rilievo occupa la produzione del cosiddetto Pumo, oggetto portafortuna, simbolo di prosperità che adorna balconi ed abitazioni nel segno della speranza e della buona sorte, oggetto molto richiesto, tanto da essere scelto come bomboniera di matrimonio della figlia del magnate dell’acciaio indiano, Pramod Agarwal, col particolare dello sfarzo: ogni pumo è stato completamente placcato in oro.
Non manca una produzione più contemporanea che segue tendenze più attuali volte a soddisfare un pubblico più ampio.